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Arte dei popoli • Arts des peuples

Les arts tiennent une place centrale dans l'idée de culture. Cet espace est consacré aux arts des peuples européens .

Uno spazio dedicato all’arte, che della cultura è ingrediente principale, tanto che spesso arte e cultura si identificano, assume in questa rivista una particolare rilevanza: Riflettiamo dunque sulla creatività come risposta alle situazioni difficili che purtroppo non mancano mai né dentro di noi né nel mondo che ci circonda.
 


ALCUNI APPUNTI PER UNA DISCOTECA POLIGLOTTA (L. Masi)

  •  Ovvero: come trovare buone canzoni non in lingua inglese senza doversi rifugiare nella musica etnica. Parte prima

    Il mercato obbliga spesso gli artisti pop non anglofoni a cantare le proprie canzoni in inglese, in cambio di qualche passaggio su MTV. Se per alcuni (come ad esempio gli scandinavi, per i quali l'inglese è quasi madrelingua) non sembra trattarsi di scelta forzata, per altri appare un tentativo patetico di conquistarsi qualche fan in più tra gli adolescenti “globalizzati”. Per far fare bella figura agli amanti della musica leggera che ancora amano ostentare (con o senza sussïego è affar loro) una conoscenza di realtà discografiche del tutto o quasi sconosciute ai propri compatrioti, mi permetto di segnalare qualche caso interessante di musicisti che non cantano in inglese.

    Tralasciando gli islandesi Sigur Ros, che si esprimono in una lingua da loro inventata, e che qui non ci interessano, perché dopo aver aperto i concerti dei Radiohead, sono già abbondantemente stati coccolati dalla stampa italiana specializzata (come di conseguenza i loro conterranei Mum – il perché resta un mistero…forse perché sono un po' più esotici) diamo uno sguardo al continente.In Polonia sono usciti due dischi di Smolilk. Ex tastierista di un gruppo pop che si chiamava Wilki - il cui nome resta legato alla canzonetta Baska miala wielki biust (Barbara era abbondante di petto) - Smolik ha esordito nel 2000 con un primo disco da solista che porta il suo nome. Reclamizzato nella Polonia di allora come un disco che era al passo con l'Europa (un po' per sfatare un latente complesso di inferiorità, un po' sulla scia dell'entusiasmo in vista del referendum per l'ingresso della Polonia nell'Unione che sarebbe seguito pochi anni dopo) era in effetti un buon disco. Ancora migliore, a mio avviso, è il successivo, ancora una volta intitolato «Smolik». Quest'ultimo lavoro è formato da due cd: il primo contiene undici brani di Smolik ed il secondo i remix degli stessi brani, affidati ai migliori artisti della scena elettronica polacca (a proposito segnalo i Silver Rocket, gruppo di Poznan qui alla prima apparizione discografica). Alcuni brani sono in lingua inglese, è vero, ma una delle “chicche” di questo secondo lavoro di Smolik è Kremowa Rewolucja (Rivoluzione cremosa), in perfetto stile kitsch fine anni Settanta. L'ispirazione al duo francese degli Air è alle volte troppo invadente, ma Smolik è comunque artista raffinato e talvolta originale ed “internazionale”. Il tentativo di aprirsi al mercato globale nella terra di Wojtyla è invece riuscito meno bene ad Anna Maria Jopek, bravissima cantante simil-jazz, che ha chiamato a sé nell'ultimo lavoro «Upojenie» la stella della chitarra Pat Metheny (infaticabile ed evidentemente con il dono dell'ubiquità). Per apprezzare la Jopek, meglio ricorrere al raffinato pop di dischi precedenti come Ale jestem.

    Una voce femminile interessantissima e piena di fascino la troviamo invece in quel di Berlino, città dalla scena musicale (e non solo) quanto mai vivace. Barbara Morgenstern – questo è il nome della simpatica fanciulla – si è vista in Italia solo per un concerto a Milano alcuni mesi fa, insieme ad un'altra giovane promessa tedesca, Maxililian Hecker. Trovare i cd di Barbara in Italia resta problematico, anche se non impossibile per quanto riguarda l'ultimo suo lavoro Nichts Muss . Vale però la pena ascoltare anche i precedenti Vermona e soprattutto Fjorden : elettronica un po' retrò, un po' di ironia, e soprattutto una voce che scalda il cuore. Dovrebbe piacere a chi ama i Portishead, anche se la Morgenstern è generalmente più solare nelle musiche e più naif nell'uso dei suoni elettronici. In Spagna è uscito tempo fa un bel disco nel quale sono fuse splendidamente musica cubana e flamenco, grazie all'affiatamento del duo formato da Bebo e Cigalla. La figura di Bebo Valdés, pianista cubano, ricorda il mitico Ruben Gonzales del Buena Vista Social Club, anche per la sua veneranda età. Diego detto "El Cigala" è invece uno dei migliori cantanti flamenco moderni. Il delicato tocco del pianista e la ruvida voce del cantante fanno scaturire una miscela sorprendente, che ha avuto in Spagna ed in Sud America un successo strepitoso, ed il loro cd Lagrimas negras merita sicuramente di essere conosciuto anche negli altri paesi europei.

    La musica del Portogallo si era guadagnata un posto di primo piano sulle riviste, grazie al fenomeno dei Madredeus, trainati dal film di Wim Wenders Lisbon story . Sulla scia dei Madredeus, si fecero conoscere altre voci femminili come Dulce Pontes e Misia e si riscoprì la classe immortale di Amàlia Rodrigues, la regina del fado . Dopo Ainda , la colonna sonora del film di Wenders, i Madredeus hanno avuto alcuni cambi di formazione che lasciarono sul momento un po' perplessi: via la fisarmonica per far posto ad un uso maggiore delle tastiere. Adesso, a distanza di anni, la scelta merita rispetto. La loro ultima musica è meno “portoghese”, ma per lo meno non si è chiusa dentro l'imitazione di sé stessa. Si fa largo invece tra i giovani portoghesi un gruppo che grazie all'energia che dimostra nei concerti, è diventato un piccolo fenomeno grazie al passaparola. Questo gruppo, che ricorda per certi versi l'italiana Bandabardò, si chiama Terrakota. La musica dei Terrakota fonde sonorità africane, giamaicane (reggae e ska), brasiliane, cubane, fino ad approssimazioni, divertite e poco ortodosse, di musica russa e greca. In questa mappa approssimativa e fatta di appunti incompleti, vorrei ancora citare i turchi Mor Ve Otesi. Formatasi nel 1994, questa band che resta nel suo stesso paese al di fuori dei circuiti del facile successo, per sani princìpi, suona un rock abbastanza duro, ma con la tradizione musicale turca sempre presente, sia nelle linee melodiche che negli strumenti usati. Molto affascinante, può alla lontana ricordare i Sistem of a Down per il loro riferirsi alla nativa Armenia rivisitandola in chiave hard rock.

    Leonardo MASI

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  • Introduzione alla Rubrica


    Uno spazio dedicato all’arte, che della cultura è ingrediente principale, tanto che spesso arte e cultura si identificano, assume in questa rivista una particolare rilevanza. Fatti quindi i migliori auguri a «Culture a Confine» e detto che per me è un onore essere stato chiamato a far parte della squadra, vorrei subito spendere due parole su un argomento di cui in questo momento mi preme molto parlare: la creatività come risposta alle situazioni difficili che purtroppo non mancano mai né dentro di noi né nel mondo che ci circonda.
  • LETTERATURA E MULTICULTURALISMO : IL CANONE / LITTERATURE ET MULTICULTURALISME : LE CANON (M. Bortolon)


    Le grandi opere d'arte sono universali. Quasi tutti sottoscriverebbero tale affermazione, almeno in teoria; come negare la portata universale del Faust di Goethe (forse l'europeo più tradotto negli altri continenti, a parte Omero e la Bibbia), dei drammi shakespeariani, di Joyce e Dante?

    Les grandes œuvres d’art sont universelles. Quasi tout le monde signerait une telle affirmation, du moins en théorie ; comment nier la portée universelle du Faust de Gœthe (peut-être l’écrivain européen le plus traduit dans les autres continents avec Homère et la Bible), des drames shakespeariens, de Joyce et de Dante. Les problèmes apparaissent peu après, quand on cherche à définir avec précision ce qui est universel et ce qui ne l’est pas.

  • PETITE BIBLIOTHÈQUE EUROPÉENNE (2) : L’Enfant Bleu d'Henry Bauchau


    L’Enfant Bleu, Henry BAUCHAU, Actes Sud, 2004

    Ce livre mérite qu’on s’y attarde….alors j’ai décidé de tenter de vous convaincre qu’il vaut la peine de prendre le temps de le lire. Je vous mets simplement en garde... il ne vous intéressera sans doute qu’à partir du moment où vous vous penchez sur des sujets tels que le pouvoir de la littérature, le langage poétique, le monde de l’enfance, de l’art, de la psychanalyse…en d’autres termes les domaines des sciences humaines tout particulièrement !

  • SUL MUSEO "QUAI BRANLY" (C. Palermo)


    Il 23 giugno 2006 Parigi ha inaugurato il museo Quai Branly. È passato più di un mese dall’evento, ma continua ad esserci una coda di più di un’ora quasi ogni giorno, davanti alle porte dell’edificio. Il progetto al di la delle polemiche che ha suscitato non lascia indifferenti.
  • UN’ESTATE ITALIANA ALLA “MAISON EUROPEENNE DE LA PHOTOGRAPHIE (C. Palermo)


    « La Maison européenne de la photographie » di Parigi ospita Un été italien, un’esposizione degli artisti italiani, che segnano l’identità artistica contemporanea del nostro paese nell’ambito della fotografia. I lavori recenti che questa mostra oggi riunisce affermano una vitalità e una creatività su cui si posa l’attenzione del pubblico con entusiasmo. Se la letteratura o il cinema italiani hanno già nutrito la produzione europea e hanno sempre ricevuto particolare attenzione, la produzione contemporanea italiana in questo settore riceve forse solo ora uno sguardo attento grazie a questo evento.
  • SEBASTIÃO SALGADO TERRITOIRES ET VIES (C. Palermo)


    Un omaggio alle diversità: così potrebbe essere definita l'opera fotografica di Sebastiao Salgado. In quello che è stato l'anno del Brasile, la Galleria Fotografica della Biblioteca Nazionale di Parigi ha allestito Territoires et vies, un lavoro che il fotografo brasiliano ha incentrato sull’evoluzione di terre e popoli. Alla ricerca estetica che ha caratterizzato tutta l'opera di Salgado, qui era associata un’indagine sull’uomo nel suo ambiente: territori, paesaggi, società come ritratti di un’evoluzione che è mostrata nei suoi contrasti.
  • ALCUNI APPUNTI PER UNA DISCOTECA POLIGLOTTA (L. Masi)


    Ovvero: come trovare buone canzoni non in lingua inglese senza doversi rifugiare nella musica etnica. Parte prima

    Il mercato obbliga spesso gli artisti pop non anglofoni a cantare le proprie canzoni in inglese, in cambio di qualche passaggio su MTV. Se per alcuni (come ad esempio gli scandinavi, per i quali l'inglese è quasi madrelingua) non sembra trattarsi di scelta forzata, per altri appare un tentativo patetico di conquistarsi qualche fan in più tra gli adolescenti “globalizzati”. Per far fare bella figura agli amanti della musica leggera che ancora amano ostentare (con o senza sussïego è affar loro) una conoscenza di realtà discografiche del tutto o quasi sconosciute ai propri compatrioti, mi permetto di segnalare qualche caso interessante di musicisti che non cantano in inglese.

  • LES PAGES MANQUANTES (A. Gobenceaux)


    …et si l’écriture n’était que la découverte de mes propres signes, de ma singularité perdue dans le chaudron commun, mon inlassable lutte, la résistance obstinée de tout mon être pour ne pas être l’autre ?

    Et si la lecture était indissociablement liée à cette quête singulière, repérage dans l’écriture de l’autre de ce qui me fait être moi : sortir, exister ?

  • BIBLIOGRAPHIE (1)


    Sur Michel Butor, G. Perec, L'espace littéraire, Voici les ouvrages du biblioforum liés à la littérature que nous avons mis en lignes ces derniers mois.
  • 3 ECRIVAINS VOYAGEANT EN ITALIE : Hippolyte TAINE, André SUARÈS et Jean GIONO (N. Gobenceaux)


    Le voyage en Italie a été, aux XVIIIè et XIXè siècles un itinéraire obligé pour les gens de culture. Stendhal, Chateaubriand, Zola et bien d’autres encore ont effectué ce voyage. Les trois auteurs présenté ici ont fait un périple dans la péninsule au moment où le « grand tour » commençait à laisser place aux débuts du tourisme, c’est-à-dire à la fin du XIXè et au début du XXè siècle.
  • PETITE BIBLIOTHÈQUE EUROPÉENNE (4) : Ouest de François Vallejo


    Parler d’un livre qui est paru il y a déjà plus d’un an en évitant les redites n’est pas chose facile. Pourtant ce livre mérite que l’on s’y arrête pour ceux qui ne le connaissent pas encore et que l’on y revienne pour ceux qui l’ont lu. François Vallejo est un auteur discret, qui prend son temps pour se faire une place dans le petit monde littéraire. La critique est unanime pour souligner son talent et c’est amplement mérité à la lecture de ce livre. Ouest est (déjà) son septième roman...
  • PETITE BIBLIOTHÈQUE EUROPÉENNE (5) : Les accommodements raisonnables de Jean-Paul Dubois


    Il est étonnant de voir que dans ce livre on retrouve tous les ingrédients disséminés dans l’ensemble de l’œuvre* de Jean-Paul Dubois et qui font la réputation de cet écrivain, sa marque de fabrique, son style, son empreinte. On retrouve la crise existentielle que traverse le personnage principal dans Kennedy et moi, la réflexion et le regard d’un étranger sur la société américaine (L’Amérique m’inquiète) et enfin la politique française de Une vie française. Jean-Paul Dubois est un auteur qui écrit depuis une vingtaine d’années maintenant
  • PETITE BIBLIOTHÈQUE EUROPÉENNE (7) : La plage du Chesil de Ian McEwan


    Après avoir passé son enfance à voyager pour suivre son père officier britannique, en autre en Extrême-Orient et en Allemagne, Ian McEwan a fait des études à l’université du Sussex. C’est durant les années 1970 qu’il publie ses premiers ouvrages, deux recueils de nouvelles qui paraîtront en France au début des années 1980 (mais curieusement pas dans leur intégralité). Ses sujets de prédilections sont surtout...
  • PETITE BIBLIOTHÈQUE EUROPÉENNE (8) : Chaos calme de Sandro Veronesi


    Sandro Veronesi encore méconnu en France est un auteur à succès dans son pays, l’Italie, où plusieurs de ses romans ont remporté des prix. Il a été traduits dans une quinzaine de langues. Il est né en 1959 à Florence, son frère Giovani est réalisateur. Chaos calme est seulement son troisième roman traduit en français après Vagualames en 1993 et La force du passé en 2000. Il s’est vu décerné le prix Strega en 2006 en Italie et les Prix Méditerranée et Médicis étranger en 2008 en France.
  • HONORE DE BALZAC ET LE JOURNALISME (N. Gobenceaux)


    Honoré de Balzac est principalement connu pour sa Comédie Humaine, qui représente ses œuvres presque complètes en quelque sorte. Presque car il a écrit aussi une dizaine de pièces de théâtre (le summum étant à l’époque d’avoir du succès sur les planches, vous imaginez que l’écrivain dont l’un des bonheurs était d’illustrer le nom de Balzac se soit donc lancé dans l’écriture de pièces, (malheureusement il n’eut pas vraiment le succès escompté, et lorsqu’il s’en approchat, la révolution de 1848 vint faire avorter tout cela)).
  • EXPOSITION « QUINTET » AU MUSEE D’ART CONTEMPORAIN DE LYON


    Stéphane Blanquet, Francis Masse, Joost Swarte, Gilbert Shelton et Chris Ware.
    5 auteurs de bande dessinée Depuis sa création, le Musée d’art contemporain de Lyon (Mac Lyon) s’est intéressé à la bande dessinée, en proposant en 1984 des murs peints dans les rues de Lyon, suivi deux ans plus tard de 17 illustrations sur les camions de collecte des ordures ménagères du Grand Lyon, et plus récemment, en cette fin de millénaire, avec l’organisation de deux festivals : Cent millions d’images et Cent millions d’étoiles. C’est dans cette continuité que le Mac Lyon présente aujourd’hui l’exposition Quintet

  • ETAT DES LIEUX D’UN CINEMA EUROPEEN (D. Goulois)


    Peut-on parler aujourd’hui d’un cinéma Européen ? Cette question est bien légitime à l’heure où l’on pose les premières fondations d’une politique européenne commune à grande échelle. Pour le moment, à la vue du bilan que l’on peut dresser de l’année qui vient de s’achever, c’est encore prématuré. Même s’il existe des collaborations entre pays européens celles-ci ne sont pas encore suffisantes pour parler d’une réelle politique commune de production de films. D’ailleurs...






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